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30 Novembre 2016: Pubblico impiego, accordo fatto per il rinnovo dei contratti: aumento non inferiore a 85 euro medi al mese (Fonte il Sole 24 ore)

Accordo fatto fra governo e sindacati sul rinnovo del contratto del pubblico impiego. E' stato firmato dai leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo dopo una trattativa di oltre sette ore con il ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia. L'intesa che sblocca la contrattazione nel pubblico impiego prevede un incremento contrattuale “non inferiore a 85 euro mensili medi”. È quanto si legge nella bozza dell'accordo quadro appena firmato da sindacati e Governo. Resta quindi confermata la formula che già compariva nelle bozze del pomeriggio.

La sigla arriva dopo una no stop a Palazzo Vidoni per chiudere il rinnovo del contratto del pubblico impiego fermo ormai da 7 anni. 

«Dopo sette anni #lavoltabuona per i dipendenti pubblici. Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi #passodopopasso». Così Matteo Renzi, su
twitter, commenta l'intesa raggiunta tra governo e sindacati per il rinnovo del contratto del pubblico impiego.

Il protocollo sui contratti pubblici varrà per tutti i comparti pubblici. Il governo avrebbe quindi accolto la richiesta dei sindacati che chiedevano la modifica delle regole anche per il comparto della scuola.

Sono state ore decisive per le sorti di oltre 3,2 milioni di dipendenti pubblici che hanno visto il loro contratto bloccato da sette anni. L'ultimo rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione risale al 2009.

Queste le principali tappe dalla sentenza della Consulta dello scorso anno che ha rimesso in discussione il tema del rinnovo: - 24 giugno 2015: la Corte Costituzionale stabilisce che il blocco dei contratti del pubblico impiego e' illegittimo e incostituzionale.
- 29 luglio 2015: la sentenza della Consulta entra in vigore.
- 28 novembre 2015: si tiene la manifestazione unitaria a Roma delle categorie di Cgil, Cisl e Uil per chiedere l'avvio della trattativa sul rinnovo.
- 5 aprile 2016: viene siglato l'accordo quadro sulla riduzione dei comparti della P.a. da 11 a 4: restano funzioni centrali, funzioni locali, sanita' e conoscenza (istruzione, ricerca e scuola).
- 26 luglio 2016: primo incontro tra Madia e sindacati. Il governo si impegna all'avvio della trattativa per il rinnovo del contratto entro settembre e alla stesura del Testo Unico del Pubblico Impiego (la delega scade a febbraio) che e' il veicolo normativo per la modifica della legge Brunetta. Partono quindi una serie di confronti tecnici all'Aran.
- 24 novembre 2016: nuovo tavolo a Palazzo Vidoni tra Madia e sindacati. Cgil, Cisl e Uil chiedono a livello economico un aumento non inferiore a 85 euro, cosi' come la specifica che il comparto della scuola rientri nel perimetro dell'accordo. Ragione per cui si chiede il superamento degli atti unilaterali. Ovvero le previsioni della legge Brunetta e della Buona scuola, riportando tutto nella contrattazione. La trattativa si arena sul nodo del salario e del superamento della legge Brunetta e il tavolo viene sospeso.
- 25 novembre 2016: arriva la sentenza della Corte Costituzionale che boccia parzialmente la riforma Madia della pubblica amministrazione complicando la partita dei contratti.

NEWS
25 Marzo 2020
ATTIVITA’ CONSIDERATE ESSENZIALI

ROMA - Cambia l'elenco delle attività che il governo intende inserire nel Dpcm con le attività considerate "essenziali" e le cui imprese potranno quindi restare aperte. L'accordo è stato raggiunto al termine dell'incontro  tra i ministri dell'Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Il decreto ministeriale potrebbe arrivare già in giornata.

E' stato fatto "un grande lavoro comune ottenendo un ottimo risultato nella direzione di tutelare la salute di tutti i lavoratori e di tutti i cittadini", hanno commentato Così Cgil, Cisl e Uil in una nota unitaria, dopo - si spiega - aver "concluso uno stringente confronto con il Governo" che ha portato all'intesa sulle attività produttive indispensabili che restano aperte: "Abbiamo rivisitato l'elenco" ed è "stato tolto tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo". Rimarcano inoltre che "dovrà essere rigorosamente adottato il Protocollo sulla sicurezza".
 

 "Abbiamo ridotto il numero delle attività essenziali, abbiamo cambiato l'elenco uscito domenica sera. E' un risultato importante: abbiamo ridotto il numero di persone che dovrà andare a lavorare e abbiamo chiarito quelli che sono i settori essenziali e le produzioni che invece in questo momento è utile sospendere per la salute e la sicurezza di tutti", ha commentato il numero uno della Cgil Maurizio Landini.

 

28 Ottobre 2018
Rapporto sugli stranieri nel mercato del lavoro

Il "Rapporto sugli stranieri nel mercato del lavoro" presentato oggi ci dice qualcosa in più su come, quanto, dove e in che modo lavorano i lavoratori stranieri in Italia. Gli ultimi dati ci dicono che in Italia ci sono 2.455.002 lavoratori stranieri tra i 15 e i 64 anni, 399.746 che un lavoro lo stanno cercando e 1.137.742 altri che, per varie ragioni, personali e familiari, le statistiche registrano come inattivi. Il IX “Rapporto sugli stranieri nel mercato del lavoro”, presentato a Montepulciano nel corso di “Luci sul Lavoro”, a cura della direzione generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, aggiorna la mappa di questo universo in espansione con molte conferme e diverse sorprese. Vediamole. 

L’Italia resta uno di pochi paesi OCSE dove gli immigrati hanno un tasso di occupazione superiore a quello della popolazione nativa. È normale nei Paesi di immigrazione recente — come Grecia, Spagna e Italia, appunto — dove, per farla breve, i lavoratori immigrati lavorano di più perché guadagnano meno, trovandosi ancora in una posizione sociale penalizzante. 

Fatta questa premessa, il confronto nel biennio 2017-2018 si presenta con il segno positivo e 26.423 nuovi occupati non comunitari in più nei dodici mesi, pari a una crescita dell’1,6%, superiore a quella della componente italiana (+0.8%, +160.000 unità) e straniera UE (+0,7%, +5.716 unità). Si contrae (-3,5%) anche il numero di lavoratori extracomunitari in cerca di lavoro, passati da 283.796 e 273.995.

02 Febbraio 2017
Le salvaguardie per gli esodati della Legge Fornero

Per cercare di risolvere la questione degli esodati dopo la Legge Fornero è dal 2012 che i governi applicano le cosiddette clausole di salvaguardia, per permettere ai circa 350 mila lavoratori penalizzati dalla riforma dell’età pensionabile del Governo Monti di andare in pensione con i vecchi requisiti.

Dal 2012 ad oggi, con ben sette salvaguardie per lavoratori esodati, è stato possibile garantire la pensione ad oltre 220 mila lavoratori penalizzati; con la Legge di Bilancio 2017 è stata inserita, nella riforma delle pensioni, l’ottava salvaguardia esodati, per oltre 30 mila esodati.

Le domande per l’accesso alla salvaguardia, da presentare entro il 1 marzo 2017, sono attualmente al vaglio dell’Inps, che procederà con gli opportuni controlli per stabilire il diritto o meno alla pensione.

In ogni caso l’ottava salvaguardia per i lavoratori esodati permetterà di accedere alla pensione esclusivamente a 30.700 di essi. L’Inps ha pubblicato in data 7 luglio 2017 l’ultimo report di monitoraggio: sono state 34.222 le domande presentate e tra queste attualmente ne risultano accolte 12.353, rifiutate 16.361 e ulteriori sono attualmente ancora in fase di giacenza.

3 Dicembre 2016: Il sindacato chiede ammortizzatori sociali per i lavoratori colpiti dall'alluvione in Piemonte (Fonte: La Repubblica)

Misure straordinarie per gli ammortizzatori sociali destinati ai lavoratori colpiti dall'alluvione in Piemonte. La richiesta arriva unanime dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil che hanno richiesto l'intervento del presidente della Regione Sergio Chiamparino per chiedere al governo le risorse necessarie. “ E' urgente che, come accaduto in passato, il Governo attivi attraverso il ministero del lavoro misure straordinarie”, dicono i sindacati.
Il segretario della Cna, Paolo Alberti chiede aiuto alla Camera di Commercio di Torino perché trovi le risorse per pagare le perizie dei danni subite dalle imprese.
"La perizia dei danni subiti dalle imprese è un momento molto delicato che può compromettere, se mal gestito, futuri rimborsi. Occorre che le perizie siano fatte da personale competente che però costa e in questo momento le imprese devono essere aiutate", spiega Alberti. Chiediamo al presidente Vincenzo Ilotte che l'ente camerale si faccia carico di questi costi oppure metta a disposizione una squadra di periti pagati dalla camera di commercio”.
Anche gli artigiani di Confartigianato fanno la conta dei danni. Sono decine le botteghe e i negozi colpiti soprattutto nella zona di Moncalieri dove la piena del Po e del Chisola hanno causato danni in molti quartieri del comune alle porte di Torino.
“Molte aziende ci hanno chiesto di essere aiutate in un momento particolarmente difficile - spiega Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino – L’alluvione di questi giorni ha messo fuori combattimento attrezzature e prezioso materiale di lavoro. Chiediamo alle istituzioni locali e nazionali un aiuto economico o per lo meno che il fardello di tasse che bisogna pagare in questi giorni (Iva, acconti Irpef, Irap, Ires) venga sospeso o alleggerito”.
La richiesta si aggiunge a quella già formulata da Sergio Chiamparino e da alcuni sindaci delle zone colpite.
“Serve un piano strategico di interventi sul sistema idrico, i fiumi e i tutti i corsi d’acqua. Se ci si limita a qualche rattoppo emergenziale, ogni pioggia di una certa consistenza e durata si tradurrà in uno ‘tsunami’ con danni e possibili vittime. Regione e Comuni costruiscano insieme un piano articolato ed ambizioso, coinvolgendo le imprese del territorio”, prosegue De Santis.

SINDACATO

POPOLO DELLA RETE

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